Il paesaggio che si offre a chi si affaccia sulle spiagge più settentrionali di Italia è fatto di banchi
di spiaggia finissima, minuscole isolette popolate di capanne e casoni e di darsene sospese tra terraferma e mare. È questo lo spettacolo che si incontra girando tra le dune e le valli della laguna di Grado (Placemark di Google Earth), oltre
Qui, nel 452, si rifugiarono, prima di spostarsi verso
A quei primi decenni della sua storia risalgono il Castrum -un solido fortino, oggi centro storico della città- e tre altri preziosi gioielli paleocristiani.
Il primo è l’imponente Basilica di Sant’Eufemia con il suo grande e spettacolare mosaico pavimentale del VI secolo. Da questa, percorrendo un vialetto lastricato, si giunge al Battistero ottagonale e di lì, dopo pochi passi, si arriva al terzo gioiello gradese, la basilica romanica di S. Maria delle Grazie.
Nei secoli successivi, Grado fu governata da un Conte che
comunitaria e religiosa e in una marcata adesione ai valori della propria tradizione.
Da questo isolamento, che certo non fu proficuo per il progresso culturale ed artistico della città e che tuttavia è testimoniato dall’asciutta bellezza del centro storico, Grado cominciò a uscire solo verso la fine dell’Ottocento quando venne annessa alla Contea di Gorizia e Gradisca, parte dell’impero degli Asburgo.
Furono proprio austriaci i primi imprenditori che diedero un fondamentale contributo a far nascere
Grado è collegata alla terra ferma solo da due sottili ponti che non la privano però di quel fascino marinaro tutto particolare che aironi, cigni e cormorani non fanno che sottolineare alzandosi tra i casoni disseminati tutto intorno. Ecco perché il modo migliore per gustarsi le bellezze offerte da questa cittadina friulana è proprio affidarsi ad un barcaiolo del posto e avventurarsi tra i canali in mezzo e intorno alla città, fermandosi di tanto in tanto ad ammirare gli splendidi scorci che Grado offre. Doverosa e suggestiva è una visita al frequentatissimo santuario dedicato alla Madonna sull’isola di Barbana (Placemark di Google Earth); la leggenda vuole che sia stato edificato dal Patriarca Elio addirittura nel 582, quando una terribile mareggiata rase al suolo la città risparmiando solo una statua della Madonna che, galleggiando, andò poi a posarsi proprio sull’isola. Il santuario nella attuale forma neoromanica venne eretto nel 1924 e ogni anno, la prima domenica di luglio, è meta di una suggestiva processione di barche attraverso i canali -il “Perdon“- con la quale i Gradesi onorano la promessa fatta alla Madonna nel XIII secolo quando salvò la popolazione da una terribile pestilenza.
Dopo aver gironzolato in lungo e in largo, non vi rimane che mettervi alla ricerca di uno delle tante piccole trattorie dove gustare un boreto a la graisana -un brodo di pesce che è la specialità di Grado- e dell’ottimo pesce alla griglia, accompagnati dall’immancabile polenta e annaffiati da un bicchiere … beh, da un paio di bicchieri di bianco friulano. Se dovessi darvi un consiglio, vi manderei alla “Tavernetta all’Androna”: con meno di una cinquantina di euro vi farete una scorpacciata, oltre che di boreto, anche di carpaccio di branzino al basilico, spinarola all’acetosa, code di scampi alla catalana, moleche fritte con
polenta ai ferri e molto altro pesce delizioso e freschissimo.
Ora che sapete anche dove andare a mangiare –e bene!- non avete più scuse … che aspettate a mettervi in viaggio??A scanso di equivoci…ecco qui a fianco un’utile indicazione che vi potrà guidare!
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