1. [Barcellona] 1.1. Sagrada Familia 13,15 (14 agosto) Placemark di Google Earth aggiunto da viaggioadagio.it Dentro: Ho visto più tubi Innocenti nel tempio della Sagrada Familia di quanti ne abbiano mai montati nel tratto autostradale tra Barberino del Mugello e Roncobilaccio. Il tempio, la follia dell’eterodosso Gaudì, va avanti. Si spera di terminare tutto nel 2020. Con gli esclusivi contributi dei catalani che così pagando, onorano il proprio simbolo moderno e eterno. L’incompiutezza della Sagrada Familia è impressionante quasi come l’eseguito. Fotografo il possibile. E’ la mia prima esperienza di vacanze con macchina al seguito. Ho sempre detestato fare foto, ma voglio farmi trascinare dall’esperienza del ricordo.
Fuori: Mentre un cane centra in pieno con il suo getto il sacchetto di cellophan che custodiva il mio panino guardo il complesso turrito della Sagrada. Grazie agli alberi, non vedo i particolari, così è la memoria che sostituisce il nascosto con la precisione dei modelli bianchi e scolpiti in gesso installati nel museo. La giornata è gradevole. Il sole è coperto dalle nuvole, l’umidità cacciata da una brezza che rinfresca. 1.2 Placa de Santa Iu. 15,35 (14 agosto) Ora è proprio vento, leggerissimo, che si posa sulle note di Segovia, fuori dai pizzichi e dentro gli arabeschi di una coppia di mani anziane su una chitarra. La piazza è piccola, chiusa da un lato della Cattedrale, occupato quasi per intero da un portale d’accesso al campanile e da coloro che entrano o escono dalla piazza, a est dall’ingresso del Museo Frederic Marés, a ovest da una costruzione rinascimentale fasciata dai paramenti del restauro e a sud dal muro di una costruzione che sembra reggere una loggia conventuale o il di un castello cupo e lontano. E’ qui che mi siedo a bere e mentre non mi spiego come faccia l’aria a entrare in uno scrigno come questo, distendo le gambe e la schiena per pendermi il tempo che si è fermato qua dentro. (Foto) 2. [Siviglia] 2.1 El centro 17.18 (17 agosto) Placemark di Google Earth aggiunto da viaggioadagio.it Vedo Siviglia per la prima volta, il cuore dell’Andalusia, di questa regione la sua anima devota. Subito mi appare come un concentrato di luce e serenità in cui tutto tende a un’immobilità che racconta una frenesia, uno spasmo. Sono i colori, i giochi di luce e il caldo martellante ma pieno di sollievo e privo di umidità insieme con le abitazioni basse dove vincono il bianco e il giallo sul rosso e l’azzurro delle decorazioni dei palazzi, degli azulejos che lasciano il campo del cielo alla Cattedrale e alla Giralda, entrambe brune, cupe, misto di arabismo e Germania. Dentro la più “tedesca” delle cattedrali di Spagna, la terza più grande al mondo dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra, traspaiono i tesori dell’arte spagnola del barocco di Murillo, di Giovanni da Siviglia e degli scultori, tra i quali spiccano pure gli italiani Della Robbia con due opere magnifiche. Sono lasciti di grande perfezione cui si aggiunge l’elemento della devozione che si riscontra nelle movimentate pale d’altare e soprattutto nei giganteschi retabli lignei e in marmo. Anche se il culmine della devozione, quasi superstiziosa, lo rintraccerò dentro la basilica della Macarena, nel suo Museo dove riposano fino alla Semana Santa baldacchino, trono e abiti della Madonna della Macarena. Ho scoperto la bellezza delle opere di Martines, scultore della scuola barocca sivigliana. La sua scultura è viva ma delicata. Ogni tratto dei suoi corpi sconfigge l’incertezza senza dimenticare la severità anti-retorica della realtà. L’Alcazar è ancora un palazzo reale: i Re di Spagna occupano come residenza estiva il secondo piano dell’edificio che è quasi sempre chiuso al pubblico. Molto è rimasto, ma molto è andato perso o distrutto. Si comincia a lavorare con l’immaginazione subito. Le decorazioni e i fregi portano la mente ad un mondo scomparso ma anche ad un altro sconosciuto, eccitano la fantasia. Quello che si è perso è molto. A Siviglia ho visto un solo giardino musulmano originale, con la sua forma a crociera a simboleggiare i quattro fiumi del paradiso islamico, custodito dentro un palazzo della Giunta andalusa, non fotografabile, quasi blindato. 2.2 In giro per la città 16.42 (18 agosto)Il Barrio di Santa Cruz e il Barrio Triana al di là del Guadalquivir, sono lande di luce . Qui predomina il gusto per l’ombra. Poca vegetazione lungo le strade, molta di più dentro le case, custodita come un dono strappato a Dio. Nel Barrio dell’Alameda, ex barrio chino (quartiere a luci rosse) e in quello della Macarena, quartieri popolari in pieno centro cittadino, i cantieri sono ovunque. Si approfitta dell’assenza dei sivigliani in ferie, per bucare, asfaltare, demolire, ricostruire. I segni della povertà secolare di questa regione iniziano a scomparire, uno dopo l’altro. Da che cosa saranno sostituiti ancora non vedo. Il silenzio è padrone di tutte le strade, insieme con la temperatura che ha raggiunto i 40°; ma l’aria è fresca e si può continuare a camminare. (Foto) 3. [In treno] 3.1 Vado a Granada 07.45 (21 agosto) Ho preso il treno per vedere i cavalli andalusi scendere da qualche collina. Il mio piede bucato fa ancora male. Vedo ulivi coltivati a perdita d’occhio come file di prezzemolo. Dal treno sembrano ancor più schiacciare la terra al suolo, rendendo il paesaggio uniforme, marrone, mosso solo dalle colline basse all’orizzonte. Il sole si sta alzando dietro le nuvole e illumina campi, alberi solitari, ranch e filari. L’acqua è nascosta e protetta negli acquedotti in stile arabo che cingono i campi. Quanto sono lontani da qui gli aranci di Siviglia. 3.2 Paesaggio ore 8.23 (21 agosto)Milioni, miliardi di alberi di ulivo, a destra, a sinistra, dietro, davanti, mi circondano come colonie di paguri a spasso per il mare di Andalusia. 3.3 Paesaggio 2 ore 8.40 (21 agosto) Presso Granada la terra già si alza, la vegetazione infittisce, sembra decidersi a svelarci il suo segreto, quello del giardino e della prefigurazione del paradiso musulmano, in cui l’acqua è pilastro della sua architettura. Vedo verde e oro, i cereali, il mais e il grano: gli ulivi non sono più soli. (Foto) (fine parte a)
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September 2nd, 2005 at 5:35 pm
Grazie Insolito!!!
Ti abbiamo un po’ stressato e tempestato di e-mail “multiple”….ma alla fine ce l’abbiamo fatta a coinvolgerti!!!
:P
Le foto sono bellissime. Andate tutti a dare un’occhiata!
Ho pensato anche di aggiungere delle brevi note su Antonio Gaudì, per spiegare chi era questo inusuale architetto.
September 3rd, 2005 at 10:47 am
Le foto adesso che le ho ritoccate con Photoshop sono decenti… :-)) però sono un neofita entusiasta e quindi non ho resistito alla tentazione di pubblicarle subito :-)). Accontentatevi. :-)
Grazie dello spazio.
September 3rd, 2005 at 6:25 pm
Tutto ok. Ottima idea quella di google earth