Dec 31

Anche se poi uno si dice che è soltanto una convenzione, che
dopotutto non è che magicamente le cose cambino da un anno ad un altro soltanto
perché il contatore del tempo va avanti di uno scatto, è sempre un inizio, con
i colori dell’alba, spennellati di nuovi sogni e speranze.
A tutti voi buon viaggio nel 2006!
Dec 19
Il mondo continua a girare male, politica ed economia si intrecciano in giochi assurdi che mirano solo ad arricchire le solite tasche a scapito di tutti gli altri. Guerre, incidenti, corruzioni, costruzioni assurde che minano la salute… Nel post di sotto parlavo del belmondo. Questo che segue è il mio belmondo, mi ci rifugio a capofitto.
Questa è la bellissima Sutri, a una sessantina di chilometri da Roma, sulla Cassia, costruita e scavata su una collina di tufo. Frequentata da più di 20 secoli, prima dagli etruschi e poi dai romani, che…
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Dec 15

Il Lazio è terra di costruzione e distruzione, di rovine che risorgono,
di città fantasma. Gli italici, gli etruschi, i romani, hanno costruito
gli uni sulle rovine degli altri, sullo sfondo le guerre tribali, i
saccheggi, gli assedi, occupando e ri-occupando città rase al suolo
dagli eserciti a meno delle cinte murarie. Ma a parte le epoche più
remote che ci hanno lasciato vestigia ben conosciute ai più, è meno
noto è il fenomeno delle città morte "moderne", spesso abitate in
epoche antichissime, il cui abbandono si è consumato a partire dal
Medioevo, fino ad arrivare quasi ai giorni nostri. Castro, ad esempio, fu rasa al suolo nel 1649. Altri borghi, come Rocca Secca, Galeria, Montefalco, Roviano furono abbandonati a causa di epidemie o di scorribande di pirati e banditi. Di essi ci restano soltanto le mura, le torri e qualche copertura a volta.
Meglio conservate sono le città morte di Falerii Novi, Monterano,
Antuni e San Giuliano, che mantengono ancora resti delle chiese, di
porte, finestre, intonaci e modanature dei caseggiati. Read the rest of this entry »
Dec 14
Nella sezione “Vari” dei links trovate l’elenco di tutti i Placemark(s) di Google Earth sin qui raccolti su Viaggioadagio, con i relativi post e le informazioni aggiuntive pescate nella rete.
Buona navigazione!
Dec 14
Nella splendida cinta pedemontana che circonda
la Marca trevigiana, è incastonata una piccola ma deliziosa perla, la città di Asolo.
Arrampicato su una ripida collina e caratterizzato da un gradevolissimo clima per gran parte dell’anno, l’abitato ha origini che risalgono all’epoca neolitica. Fu sede dei Veneti e divenne importante Municipio Romano nel I secolo avanti Cristo; subì terribili distruzioni durante le invasioni barbariche prima che gli Ezzelini prima, e gli Scaligeri e i Carraresi poi la portassero a nuovo splendore. Nella prima metà del ‘300, Asolo passò spontaneamente alla Serenissima sotto cui rimase fino alla caduta della Repubblica. Letterati, poeti e artisti italiani e stranieri, portati dalle vicende storiche o attratti dalla bellezza del luogo, visitarono e si innamorarono questa città: da Giosuè Carducci che la battezzò "
la Città dai cento orizzonti" al Giorgione nelle cui opere vive la grazia del paesaggio asolano, dal Palladio a Canova, dalla Duse, che in Asolo ebbe casa e volle essere sepolta, a Igor Strawinsky e Robert Browning. Read the rest of this entry »
Dec 13
Venezia per me, ancor prima di
visitarla da ragazzina, è sempre stata una città magica, intrigante,
misteriosa come le sue maschere e affascinante come i suoi palazzi e la sua
storia. Sicuramente unica, è una città che si presta come nessun’altra a storie
e leggende. Leggendo qua e là e parlando di fantasmi con i miei “connazionali”
inglesi (appassionati del genere tanto da farci intere trasmissioni televisive
sulla ricerca di questi ultimi nei vari castelli sparsi per le campagne), mi
sono imbattuta nella leggenda di un fantasma veneziano un po’
particolare. Nella zona di Campo san Barnaba (placemark di Google Earth),
a poche decine di metri di
distanza si incontra calle delle Turchette (placemark di Google Earth) che finisce sull’omonimo ponte. Il
nome risale al 1428 quando delle prigioniere ottomane furono ospitate da
queste parti allo scopo di convertirle alla religione cristiana. Non era
raro, infatti, a quei tempi che molti Turchi ospiti della Serenissima si convertissero al
cristianesimo per convenienza. Anni dopo, in seguito alla famosa battaglia
di Lepanto vinta dal Doge Sebastiano Venier sui Turchi (1571), fra il bottino
di guerra conquistato dai Veneziani figurava un intero harem di cento
fanciulle. La maggioranza di queste ragazze si convertirono e in seguito
sposarono con dei Veneziani, taluni anche facoltosi. E’ in questo contesto che
si colloca la leggenda che sto per raccontarvi …
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Dec 12

E’ lui a dare l’avvio ufficiale, tra il sette e l’otto dicembre, alle festività natalizie. E’ lui che sorveglia Gubbio dalle pendici del monte Ingino e che, con la neve attorno e con la nebbiolina, contribuisce a rendere l’atmosfera ancora più magica. E’ l’albero più grande del mondo. Ma non lo dicono gli eugubini per farsi belli! Dal 1991 quest’opera così cara agli umbri, è entrata addirittura nel Guinness dei primati. L’albero si estende in tutta la superficie Sud del Monte Ingino sovrastante la città; animato da 450 fari policromi e 12 km di cavi elettrici.
Quest’anno però anche lui ha risentito del maltempo che ha imperversato sulla nostra regione. Il vento, la pioggia e la neve, infatti, hanno fatto cadere i faretti che collegavano la stella cometa posta in cima al monte. Malgrado l’intenso lavoro, non è stato possibile ripristinarla in tempo per l’accensione. Un vero peccato proprio nell’anno in cui l’albero compie un quarto di secolo! Ma niente paura! E’ stato inserito un nuovo particolare: l’età dell’opera in mezzo alla montagna.
Al di sotto della Città e dell’Albero, nel periodo natalizio, si prepara, da parte di volontari, un Presepe di formato naturale grandioso che occupa quasi l’intero Parco Francescano attorno alla Chiesa della Vittorina: da qui per l’Unicef prende il via la notturna Fiaccolata di Solidarietà col patrocinio di enti nazionali, regionali e locali.
Insomma Gubbio per Natale fa le cose in grande. E bisogna anche dire che, pur senza alcuna presunzione, ci riesce perfettamente! Basti pensare alle lunghe file di auto che, ogni sera, percorrono la maledetta strada tra Perugia e Gubbio solo per avere la miglior visuale dell’albero.
Uno spettacolo, forse un po’ kitsch che, almeno per gli umbri, segna la meta principale da raggiungere per sentire davvero l’atmosfera del Natale.
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